Città resilienti: la sfida del futuro

Una parola, tanti ambiti, un significato.

Resilienza è una parola che recentemente viene usata in diversi ambiti. Inizialmente questa definizione era parte del lessico riferito ai materiali: un oggetto capace di resistere a deformazioni e rotture è resiliente, un tessuto che riprende la forma originale dopo una deformazione è resiliente. In altri ambiti del sapere:
– Ingegneria: è la capacità di un materiale di assorbire energia di deformazione plastica in seguito ad urto;
– Ecologia e biologia: è la capacità di una materia vivente di autoripararsi dopo un danno, o quella di una comunità o di un sistema ecologico di ritornare al suo stato iniziale, dopo essere stata sottoposta a una perturbazione che ha modificato quello stato;
– Psicologia: è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici.

Possiamo, dunque, ricavare delle parole-chiave che descrivono questo fenomeno: azione, reazione e adattamento. Identifichiamo la resilienza come una strategia per aiutare la popolazione, le organizzazioni e i sistemi vulnerabili a resistere, persino a prosperare in seguito a imprevedibili eventi distruttivi. É un concetto relativamente nuovo ma strategico per rispondere prontamente ad eventi estremi e, allo stesso tempo, a preparare i singoli a gestire psicologicamente e fisiologicamente circostanze molto stressanti.

Resilienza: una sfida climatica ma anche sociale
La città resiliente è un sistema urbano che possiede la capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici, oltre a quelli sociali, culturali, economici e strutturali, trasformando le situazioni più difficili in opportunità. In molti contesti esistono sistemi che, per sopravvivere, hanno bisogno di mutare e le città, in questo, non sono da meno. La capacità di adattarsi non va riferita solamente alla sfera dei cambiamenti climatici ma ingloba tutti quei cambiamenti sociali a cui, inevitabilmente, i centri abitati sono e saranno sottoposti, come immigrazione, disoccupazione e povertà. Questi cambiamenti richiedono un nuovo modo di agire che proietti la città verso un welfare rinnovato e un futuro sostenibile per tutti. La strategia da utilizzare non può più essere difensiva ma, è necessario trasformare le situazioni critiche in opportunità di crescita.

Dall’Io al Noi: siamo tutti coinvolti
Negli anni 80 il biologo Eugene F. Stoermer conia il termine Antropocene che indica l’epoca geologica attuale, nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche.
Negli ultimi anni la comunità scientifica ha coniato nuovi termini per indicare lo stato di allerta, come l’Earth Overshoot Day, che indica il giorno nel quale l’umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta nell’intero anno oppure iniziative come l’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile, per cercare di smuovere le coscienze da uno stato di inerzia egoistico e autodistruttivo. Mòniti importanti tuttora inascoltati dal singolo cittadino, ma ancora più tragicamente dalle istituzioni.

Città e cambiamento climatico: dalle parole alle azioni
Fra le molte e diverse sfide di resilienza c’è quella relativa al cambiamento climatico. I fenomeni associabili al clima e al suo cambiamento sono stati, infatti, fra quelli segnalati con maggiore frequenza dagli attori urbani. Il clima sta cambiando e prenderne atto degli effetti è fondamentale: dalle ondate di calore alle piogge intense, dalla siccità alle inondazioni fino agli incendi boschivi. Questi fenomeni sono temuti per i loro effetti sugli ecosistemi, sulla funzionalità delle reti e dei servizi, sulle aziende e sul lavoro, ma anche per gli impatti diretti sulla popolazione, come problemi di sanità pubblica e perdite umane. La variabile clima – per come è già cambiato e, soprattutto, per come cambierà – non è considerata nella costruzione delle politiche pubbliche e se considerata lo è esclusivamente sulla base di elementi di conoscenza statici – ovvero sulla conoscenza del clima di ieri e di ora, e non di quello di domani – e attraverso azioni che, nella gran parte dei casi, appaiono molto tradizionali e quindi talvolta addirittura controproducenti.1

In che modo possiamo cambiare il rapporto tra clima e città? Di sicuro uno influenza l’altro e viceversa. Un’inversione di tendenza sull’impatto climatico può avvenire solo se lo si comincia a considerare come fenomeno generato dalle città stesse. Alcune azioni utili ad invertire questa tendenza sono state delineate dalla città di Bologna sul Piano Locale di Adattamento al Cambiamento Climatico, nato in seno al progetto BlueAp. Tra queste, ricordiamo il contributo del settore terziario e produttivo nella riduzione dell’emissione di gas nocivi, la produzione locale di energia da fonti rinnovabili, edifici pubblici e illuminazione pubblica efficienti e il ruolo degli alberi nella forestazione urbana.

“L’uomo è capace di spostare più materia di quanto facciano i vulcani e il vento messi assieme, di far degradare interi continenti, di alterare il ciclo dell’acqua, dell’azoto e del carbonio e di produrre l’impennata più brusca e marcata della quantità di gas serra in atmosfera degli ultimi 15 milioni di anni” (Crutzen, 2005). Le parole del Premio Nobel risultano quanto mai drammaticamente vere: ad oggi l’uomo usa, più o meno consapevolmente, tutta la conoscenza in suo possesso per distruggere ma non per salvarsi.

Stefania Capuzzo

Fonti:
1 https://www.glistatigenerali.com/clima_roma/da-roma-resiliente-qualche-idea-per-una-citta-piu-a-misura-di-clima/
Città civili dell’Emilia Romagna e Beni Comuni – Piero Pelizzaro, Giovanni Litt
http://ec.europa.eu/environment/life/project/Projects/index.cfm?fuseaction=home.showFile&rep=file&fil=LIFE08_ENV_IT_000436_LAYMAN_IT.pdf

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *