“Luci” sui Beni comuni

di Giorgia Businaro

Una collaborazione virtuosa: una fotografia “a macchia di leopardo”

Con questo lavoro di ricerca, prendendo avvio da riflessioni in merito alla diffusione diseguale, in Italia, di pratiche di collaborazione virtuosa tra enti locali e cittadini per la cura collettiva di spazi, luoghi, beni di particolare interesse pubblico, ho tentato di sistematizzare le definizioni di base e di proporre un lessico condiviso sul tema dei Beni comuni, fornendone un inquadramento generale, affrontandone gli aspetti socio-economici e indagandone la dimensione geografica. Grazie all’ampia analisi della letteratura esistente, ho proposto una ricostruzione del lungo cammino che ha portato all’inserimento del principio di sussidiarietà nella Carta Costituzionale e, dunque, alla legittimazione dell’azione di cittadini, associazioni e altre formazioni civiche per il perseguimento dell’interesse generale. Inoltre, attraverso l’esame della normativa urbanistica regionale, ho voluto evidenziare la profonda eterogeneità in relazione all’importanza dei concetti di “Beni comuni” e “partecipazione” e ho confrontato le opportunità e gli strumenti concessi alla partecipazione civica nella strutturazione di politiche e piani territoriali e urbani.

Beni comuni come driver per la rigenerazione urbana e sociale

Ho voluto riservare ampio spazio all’analisi delle caratteristiche del prototipo di “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazioni per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani”, elaborato e proposto da “Labsus – Laboratorio per la Sussidiarietà” nel 2017, e di uno specifico strumento di Amministrazione condivisa – i Patti di collaborazione  – di cui ho esaminato le principali caratteristiche ed evidenziato le potenzialità generative attraverso la presentazione di cinque casi-studio volti a indagare come questi percorsi co-progettuali possano avere un forte impatto sociale e ricadute territoriali su scale diversa.

Beni comuni urbani per il benessere in città: parchi ed aree verdi

Con questa ricerca ho voluto inoltre approfondire il ruolo fondamentale che i Beni comuni urbani possono giocare nel perseguimento di adeguati livelli di benessere in città, dedicando il terzo capitolo alla funzione che specifici beni comuni, e cioè parchi e aree verdi, sono chiamati a svolgere per il mantenimento del “capitale naturale” nei contesti urbani. Dopo una breve introduzione sui concetti di “capitale naturale” e di “servizi ecosistemici”, ho sviluppato una riflessione in merito al sostegno che i Patti di collaborazione possono fornire all’ente pubblico nella gestione e valorizzazione di piccole e grandi aree verdi urbane, analizzando l’esempio del Comune di Bologna che, per primo in Italia, ha tradotto in pratica il concetto di Amministrazione condivisa.

 

Il progetto “LUCI – Laboratori Urbani per Comunità Inclusive”

Nucleo del lavoro sono la proposta e la descrizione di un approccio, modulato su tre target principali – decisori politici, tecnici, cittadini – che possa avviare un confronto paritario sulla città e su una serie di interventi puntuali ritenuti prioritari per innescare fenomeni di rigenerazione di porzioni importanti del contesto urbano, prendendo avvio dalle proposte di abitanti e city users. Riassumibile in tre macrofasi – sensibilizzazione dei decisori politici, formazione e aggiornamento di tecnici e pianificatori, coinvolgimento dei e cooperazione con i cittadini – il metodo di lavoro si avvale di strumenti – percorsi formativi, webtool, workshop, passeggiate urbane, indagini online e offline riguardo le percezioni degli abitanti, Linee guida per i Comuni – facilmente esportabili e adattabili a contesti di diversa tipologia e dimensione demografica e territoriale e al sostegno di politiche locali di più ampio respiro, integrando il contributo di tutti gli attori in gioco, dai cosiddetti “portatori di interessi” a quei soggetti i cui interessi possono essere latenti, non ancora esplicitati o, addirittura, non ancora percepiti.
Il metodo di lavoro proposto si concretizza in cinque fasi: mappatura di esperienze e pratiche di cura e gestione collettiva di beni comuni; censimento e mappatura dei beni comuni urbani; raccolta e sistematizzazione delle percezioni e delle opinioni di abitanti e city users; localizzazione e ponderazione delle proposte di miglioramento avanzate dai cittadini; classificazione delle proposte stesse in ambiti di intervento.
Questa base di conoscenze spazialmente esplicite, generata dai contributi volontari dei fruitori degli spazi urbani e integrata ai quadri conoscitivi ordinari a disposizione di pianificatori e decisori politici, risulta propedeutica alla definizione di programmi di intervento basati in via prioritaria sul confronto e sulla collaborazione paritaria tra ente pubblico e cittadini.

Linee guida per gli Enti locali

Ma la rigenerazione di spazi urbani non è solo un’operazione fisica su un determinato luogo: un Bene comune, per vivere ed esplicare la sua azione sociale, ha bisogno di azioni di cura, gestione e valorizzazione che possono donare valore aggiunto per la comunità locale solo se realizzate in un contesto di collaborazione tra istituzioni e cittadini, in forma singola e associata. Ecco perché la ricerca si conclude con la proposta di Linee guida per accompagnare amministratori, tecnici e cittadini in un percorso di condivisione che possa portare all’adozione del “Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazioni per la cura, la rigenerazione e la gestione condivisa dei beni comuni urbani”.
A tal fine ho identificato sei fasi: ricognizione dei portatori di interessi; ricognizione/censimento/mappatura dei Beni comuni locali; istituzione del “tavolo di lavoro”; approvazione del Regolamento in Consiglio Comunale; comunicazione e partecipazione; sperimentazione e reindirizzamento. Un percorso ciclico e dinamico, caratterizzato da continui innesti, aperto e mai definitivo in quanto arricchito da nuovi contributi e plasmato in base a esigenze, attitudini, capacità e sensibilità della comunità che dovrà tradurlo in azioni concrete.
Questo metodo di lavoro è stato sperimentato e testato nella piccola realtà urbana di Rovigo grazie a “LUCI”, un progetto che ha visto la collaborazione di numerosi enti pubblici e del Terzo Settore e che ho avuto l’opportunità di coordinare in tutte le sue fasi, volendo dimostrare come sia possibile ideare programmi di rigenerazione urbana, partendo dalle percezioni e dai desideri dei cittadini in relazione ai Beni comuni.

Prospettive di ricerca e approfondimento

In virtù della sua natura dinamica e mutevole, il rapporto di cooperazione tra Comuni e cittadini per la cura e la gestione dei beni comuni, concretizzato dai Patti di collaborazione, si presta ad ulteriori ricerche volte a valutare e stimare gli impatti sociali e territoriali generati dalla messa in rete di molteplici interventi puntuali. È questo, unitamente all’approfondimento di tecniche e metodologie per l’integrazione delle percezioni dei cittadini nella strutturazione dei tradizionali strumenti urbanistici, un filone di ricerca che si è arricchito, negli ultimi mesi, di inedite sfumature, determinate dalla sperimentazione di condizioni di distanziamento fisico e di blocco totale di tutti i settori – produttivo, commerciale, sociale, culturale, scolastico ecc. –, dovute alla diffusione mondiale del virus Covid-19.
Come evolveranno i nuclei urbani per far fronte al contenimento di epidemie di diversa natura? Come si adegueranno i servizi pubblici alle nuove esigenze di distanziamento e come si coniugheranno con le esigenze dei cittadini? Come cambierà la percezione e l’uso dello spazio pubblico in città?
Si tratta di scenari inediti, che aprono a studi e sperimentazioni che potranno cambiare il volto delle nostre città e le abitudini quotidiane di miliardi di persone nel mondo. In questo contesto è auspicabile che i Beni comuni possano porsi alla base di una nuova stagione di pianificazione urbana.

 

“Luci” sui Beni comuni

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