Città resilienti: 4 città a confronto

Nel mondo

Barcellona può considerarsi “la prima, vera flooding resilient city al mondo” poiché “prima di altre, ha saputo fare i conti con il problema rappresentato dalle alluvioni.” 

La città catalana ha infatti avuto la capacità rispondere ai problemi alluvionali e di deterioramento delle sue aree costiere, anche provando a prevenire le prospettive denunciate in uno studio di qualche anno fa dal Joint research centre di Ispra il quale “metteva in evidenza i rischi collegati al cambiamento climatico in Europa, stimando il raddoppio del numero di alluvioni entro il 2050 e perdite economiche attorno ai 24 miliardi di euro l’anno”, tramite provvedimenti concreti e rapidi in collaborazione con la società che gestisce il servizio idrico locale, la Barcelona Cicle de lAigua quali il Deposito de retencion de agua de lluvia, realizzato proprio al di sotto del centro commerciale Arenas (un edificio circolare a forma di arena), dove possono essere stivati circa 70.000 m3 d’acqua” che si aggiunge ad “altri 14 depositi simili: un risultato reso possibile grazie a un piano d’interventi avviato a partire dagli anni ’90” e che ora è in grado di stivare circa 500.000 m3 d’acqua in caso di eventi meteorici estremi e repentini.

Questi luoghi sono stati necessariamente accompagnati “dalla messa in campo  di strumenti tecnologici utili al processo decisionale, sistemi informativi geografici, modelli di calcolo matematici e sistemi di telecontrollo” che han portato a dotare la Città di una conoscenza globale e in tempo reale degli impianti del  suo territorio grazia a 29 stazioni di pompaggio, 24 pluviometri, 197 sensori di livello dell’acqua, 44 chiuse, 2.900 sensori ausiliari monitorati automaticamente con comunicazioni via radio, gprs, 3G, banda larga e fibra ottica. Gestendo 3.600.000 m3 di pioggia/anno e bloccando 800 ton di materie che diversamente si sarebbero riversate in mare.

Figure 1: Immagine 17 Il deposito di acqua pluviale Joan Miró a Barcellona

Sin dallo stemma Parigi si proclama città resiliente: Fluctuat nec mergitur1.

La città, tra le leader mondiali nell’impegno contro i cambiamenti climatici, ha aderito al network 100RC nel 2015 e con la sua Strategia vuole divenire una città resiliente facendo “affidamento sui suoi abitanti, adattando le sue infrastrutture, mobilitando l’intelligenza collettiva e i territori circostanti per trasformare le sfide del secolo in opportunità”2. per rendersi sempre più inclusiva, attrezzata per le sfide del XXI secolo, in transizione, “creando un nuovo modello di sviluppo urbano […] più flessibile, più ingegnoso, più efficiente e adattabile ai cambiamenti pericolosi nel mondo.” focalizzandosi sulle “conseguenze dei cambiamenti climatici (ad esempio ondate inondazioni e calore), l’impatto sulla salute dell’inquinamento e del degrado ambientale, la scarsità di risorse, l’ampliamento delle disuguaglianze, che pongono rischi per l’ordine sociale e democratico, e per la sicurezza e la stabilità della città sia a lungo che a breve termine.”

Con ottica olistica sono state quindi definite trentacinque azioni divise in nove obiettivi e tre pilastri.

L’aspetto innovativo e di successo è la visione per la quale “la resilienza funziona solo se tutti vi partecipano: istituzioni pubbliche, attori privati, associazioni, abitanti e utenti della città, ricercatori. Più una società è inclusiva, più è unita e solidale, e più può affrontare tutte le eventualità, quotidianamente e in crisi. La resilienza è quindi saldamente centrata sulla popolazione e per questo non solo destinata ad essa, ma guidata da tutti i cittadini e focalizzata sull’interesse dei bambini” e le comunità

Un virtuoso e riuscito caso applicativo è quello delle scuole: la decima azione, infatti – per rispondere al fatto che quella del 2018 è stata la seconda estate più calda in Francia dal 1959 dopo il 2003 e che Parigi soffre la mancanza di vegetazione e ha una previsione di aumento delle temperature di 4 ° C nell’Ile-de-France entro il 2071-2100 3  – vuole modificare i cortili scolastici, 800.000 m² in tutta la città considerando i 771 istituti di ogni ordine e grado, in oasi freschezza sostituendo i materiali – favorendo asfalto evapo-traspirante e permeabile, legno riciclato, moquette per produrre energia e rinverdimento -, piantumando frutteti, alberi e orti, aprendo le scuole anche in orario extrascolastico per dare beneficio a tutti di questo microclima piacevole e salvifico.

Nell‘estate corrente tre scuole di tre differenti arrondissement – il 12°, 18° e 20°sono state già modificate contestualmente per proteggere gli studenti e le studentesse dalle isole e ondate di calore, ma prevedendo di aprirle anche ad anziani e bisognosi per condividere anche con loro il beneficio di questi spazi, che già nel 2019 aumenteranno di ulteriori 30, 40 scuole4.

Figure 2: Cortile della scuola Charles Hermite, uno dei tre nuovi Oasi-cortili di Parigi

  

In Italia

Vi sono altresì anche positivi e virtuosi esempi a scala nazionale che hanno saputo mettere per iscritto e talvolta in pratica azioni e pratiche di mitigazione e adattamento o, nei casi più virtuosi, di resilienza.

Di seguito, in ordine temporale, si presenteranno i principali, analizzandone i contributi positivi e la replicabilità:

BlueAp: Bologna Local Urban Environment Adaptation Plan for a Resilient City è un progetto LIFE+ (LIFE11 ENV/IT/119) iniziato nel 2012 al fine della realizzazione del Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici per il Comune di Bologna e conclusosi nel 2015. La necessità di dotarsi del Piano è nato dal fatto che la città di Bologna ha risentito in varie maniere e sempre più di frequente degli impatti dei cambiamenti climatici: piogge intense, frane e dissesti, piene dei corsi d’acqua, caldi estremi. Perciò il Comune di Bologna in collaborazione con Ambiente Italia, ARPA Emilia Romagna e Kyoto Club ha dato il via a questa sperimentazione.

Il Piano prevede la sperimentazione di alcune azioni fattive per rendere la città di Bologna un metabolismo meno vulnerabile alle conseguenze del cambiamento climatico.

 “Il progetto nello specifico ha mirato a realizzare un sistema informativo innovativo che integri dati ambientali e sociali, in grado di produrre nuove informazioni sui rischi ambientali e sulle migliori strategie per affrontarli; accrescere la consapevolezza di autorità locali, attori socio-economici e cittadini sui rischi reali connessi ai cambiamenti climatici nel territorio bolognese, motivandoli verso

l’adozione di comportamenti più attenti all’ambiente e alla gestione responsabile delle risorse idriche; offrire agli stakeholders locali un supporto tecnico e formativo per pianificare e attuare alcune delle azioni definite nel Piano di Adattamento.

BLUEAP ha svolto anche un ruolo di start-up, avviando azioni pilota sul territorio bolognese, con la partecipazione di imprese e attori locali; monitorare e valutare l’efficacia e la sostenibilità delle azioni attuate e dei risultati emersi nel corso della realizzazione del progetto; condividere e comunicare le linee guida e i risultati del progetto, promuovendone la diffusione e lo scambio del know-how generato, per permettere ad altre comunità locali di utilizzare i modelli sviluppati.”

Il Piano è nato con un Profilo Climatico Locale (PLC) – “contenente informazioni sulle vulnerabilità legate ai cambiamenti climatici del territorio, mettendo in luce i rischi e le opportunità di resilienza” -, un processo partecipativo per affrontare le sfide del clima coralmente, l’elaborazione di un report sulle “Buone pratiche di adattamento”, un Piano di adattamento definito in tre aree – siccità e carenza idrica, ondate di calore in area urbana, eventi estremi di pioggia e rischio idrogeologico –, delle successive azioni pilota per “costruire comunità resilienti per aumentare la consapevolezza sui rischi connessi ai cambiamenti climatici.” e un successivo costante monitoraggio degli impatti delle azioni del progetto.

Il Piano ha tra le priorità la modifica di vari strumenti regolativi del Comune di Bologna – Piano della Protezione Civile; Linee guida per la realizzazione opere di urbanizzazione; Regolamento del verde; Regolamento vincolo idrogeologico; Strumento di pianificazione urbanistica: Piano Strutturale Comunale (PSC), Piano Operativo Comunale (POC) e Regolamento urbanistico Edilizio (RUE) – e alcune azioni Pilota implementate prima, durante, o subito dopo l’adozione del Piano.

Tra le più fondamentali, degne di nota e importanti per il futuro della Città vi sono:

  • la modifica degli strumenti urbanistici vigenti, che, per esempio, limitano l’espansione urbana prevista contenendo entro i 200 ha la superficie di suolo attualmente libero soggetto a espansione edilizia: una crescita inferiore al 10%;
  • l’emissione di linee guida sulle tecniche di drenaggio urbano della città di Bologna per dotare l’1% del territorio pubbliche impermeabilizzato di sistemi di drenaggio urbano sostenibile, la riduzione del carico inquinante che viene trasportato dagli sfioratori in regime di piena; nuovi obiettivi di risparmio idrico nel Regolamento Urbanistico Edilizio all’interno del quale è previsto il rifacimento dell’impianto idrico-sanitario in caso di nuova costruzione, ristrutturazione, manutenzione straordinaria: “il RUE prevede un consumo massimo giornaliero  di 150 l/ab/giorno per usi abitativi, mediante l’installazione di dispositivi per limitare l’uso di acqua potabile (ad esempio riduttori di flusso da applicare alle rubinetterie, docce a basso consumo, sciacquoni a doppia cacciata). Lobbligo di riutilizzo delle acque meteoriche a fini irrigui e altri usi non potabili è previsto per gli interventi di nuova costruzione e ristrutturazione totale (demolizione e ricostruzione) ad alto consumo di suolo come gli usi abitativi e rurali dove è presente area verde pertinenziale superiore ai 100 m2 per unità abitativa e gli usi industriali, artigianali e commerciali per gli edifici con superficie coperta superiore ai 3.000 m2 . Infine, sono previsti incentivi volumetrici del 10% e del 20% rispetto ai volumi edificabili, per tutti quegli interventi edilizi diretti che prevedano il raggiungimento del livello prestazionale di consumo domestico massimo rispettivamente di 130 l/ab/g e di 120 l/ab/g che possono essere raggiunti con  il riutilizzo delle acque meteoriche, a cui va affiancato frequentemente il riutilizzo delle acque grigie;
  • la modifica del Regolamento del Verde Pubblico e Privato del Comune di Bologna, riconosciuta l’emergenza idrica e “gli eventi meteorici non convenzionali come fattori chiave di vulnerabilità del territorio”  il Regolamento indica le specie con maggiore capacità di adattamento “a fattori limitanti quali la riduzione delle risorse idriche, insieme ad altre caratteristiche legate ai cambiamenti climatici come l’emissione di composti organici volatili (VOC) e, in particolare, la formazione di ozono e l’allergenicità”. Difatti è stato prodotto lapposito allegato “Specie vegetali con elevata efficacia ambientale” nel quale sono state incluse, in modo sintetico e di facile comunicazione e diffusione per gli utenti, le principali caratteristiche di ogni specie arborea ed arbustiva in termini di “efficacia ambientale” riferita ad una serie di specifici parametri”.
  • il miglioramento in corso d’opera del progetto FICo (Fabbrica Italiana Contadina) riguardo la riduzione dei consumi idrici – filtraggio, raccolta e riuso per scopi irrigui delle acque dei pluviali e delle acque di drenaggio delle aree coltivate, raccolta del percolato prodotto dai pascoli, che sarà convogliato e stoccato in cisterne interrate – e l’aumento di vegetazione imponendo interventi di forestazione esterna su aree del Comune di Bologna per 117.000 €;

 Padova Resiliente è un progetto della città di Padova con il suo Settore Ambiente e Territorio e del gruppo Planning Climate Change Lab dell’Università IUAV di Venezia.

Il progetto si è concluso con delle Linee guida per la costruzione del Piano di Adattamento al Cambiamento Climatico della Città di Padova nel 2016 facendo seguito all’esperienza di ricerca europea su UHI (Urban Heat Island) e SEAP Alps (Piani di azione per l’energia sostenibile) di Planning Climate Change Lab e PAES (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile) di preparazione della città di Padova.

Le linee guida partono da un’analisi conoscitiva del territorio del Comune di Padova e si dotano di una metodologia chiara che, a partire dalla conoscenza delle azioni e dei progetti già in essere, porta alla proposta di azioni strategiche e a volte pilota per portare l’azione amministrativa in ottica di politiche climatiche locali: “sei passaggi chiave per essere in grado di adattare le aree urbane agli eventi estremi del cambiamento climatico (come ondate di calore, precipitazioni estreme, inondazioni, ecc.)”

Definiti gli obiettivi la metodologia viene applicata appunto con esempi pratici al territorio comunale, da un lato proponendo di incidere sui piani e programmi già posti in essere, da un lato modificando la struttura fisica della Città: “una strategia operativa plasmata da azioni che possano essere integrate negli strumenti di pianificazione attuali. Infine, nel considerare il modo di monitorare gli effetti di queste nuove azioni al fine di migliorare il processo di pianificazione.”

Il Piano patavino è stato il primo del tipo in Veneto e trai primi in Italia, ma soprattutto costruito grazie alla continuazione del percorso di Padova del programma di Agenda21 locale che ha regolato e coordinato il processo partecipativo per la composizione del Piano Clima.

La strategia climatica di Padova è un connubio tra mitigazione ed adattamento collegandosi quindi anche al PAES coinvolgendo tutti gli attori sociali verso un Piano con azioni concrete, monitoraggio dei risultati per “accrescere la consapevolezza nell’ente e negli attori locali dei rischio concreti correlati ai cambiamenti climatici motivandoli all’adozione di comportamenti consci e responsabili” e “condividere obiettivi ed implementazioni tecniche”

Il Comune di Padova è stato trai primi ad analizzare l’effetto dell’isola di calore nelle varie zone della città con il progetto UHI “Sviluppo e applicazione di mitigazione e adattamento strategie e misure per contrastare il fenomeno globale delle isole di calore urbane” e successivamente a delineare delle azioni conseguenti al fine di ridurre l’effetto suddetto proprio nelle zone dove l’isola di calore più incide sulla qualità di vita delle persone.

 

Giovanni Litt – IUAV Planning and Climate Change

 

1 trad.: È battuta dalle onde, ma non affonda
2 www.paris.fr/parisresilient
3 www.paris.fr/parisresilient
4 www.meteofrance.com

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